Son tornato

Cari amici, sono rientrato solo ieri dalle (meritate?) vacanze. Ad attendermi qualche centinaio di commenti in moderazione, ma non temete: con calma e con pazienza tutte le vostre richieste saranno assecondate.

Sempre vostro, Lester Cromarty.

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Aleksandr Blok – Il silenzio fiorisce (Тишина цветет)

Qui il silenzio fiorisce movendo
il pesante vascello dell’anima,
e il vento, cane docile, lambisce
i giunchi appena incurvati.

Qui il desiderio in un’insenatura
vuota fa attraccare i suoi vascelli.
E in questa quiete è dolce non sapere
dei murmuri lontani della terra.

Qui a lievi immagini, a lievi pensieri
io consacro i miei versi,
e con un languido fruscio li accolgono
le armoniose correnti del fiume.

Abbassando le ciglia con languore,
voi, fanciulle, nei versi avete letto
come le gru da una pagina all’altra
siano volate nella lontananza.

Ed ogni suono era per voi allusione
e sonava ineffabile ogni verso.
Ed amavate nell’ampia largura
delle mie rime scorrevoli.

E ciascuna per sempre ha conosciuto
e non potrà dimenticare mai
come baciava, come s’avvinghiava,
come cantava l’acqua silenziosa.

 

Здесь тишина цветет и движет
Тяжелым кораблем души,
И ветер, пес послушный, лижет
Чуть пригнутые камыши.

Здесь в заводь праздную желанье
Свои приводит корабли.
И сладко тихое незнанье
О дальних ропотах земли.

Здесь легким образам и думам
Я отдаю стихи мои,
И томным их встречают шумом
Реки согласные струи.

И, томно опустив ресницы,
Вы, девушки, в стихах прочли,
Как от страницы до страницы
В даль потянули журавли.

И каждый звук был вам намеком
И несказанным каждый стих.
И вы любили на широком
Просторе легких рифм моих.

И каждая навек узнала
И не забудет никогда,
Как обнимала, целовала,
Как пела тихая вода.

Yves Bonnefoy – Una voce – Une voix (da “Ieri deserto regnante”)

Ascoltami rivivere nei boschi
sotto il fogliame della memoria
dove verdeggiante trascorro,
sorriso calcinato di antiche piante sulla terra,
stirpe carbonacea del giorno.

Ascoltami rivivere,
ti conduco al giardino di presenza,
abbandonato alla sera e ricoperto d’ombre,
abitabile per te nel nuovo amore.

Ieri deserto regnante, ero una foglia selvatica
e libera di morire,
ma il tempo maturava, nero compianto delle valli,
la ferita dell’acqua nelle pietre del giorno.

 

Écoute-moi revivre dans ces forêts
Sous les frondaisons de mémoire
Où je passe verte,
Sourire calciné d’anciennes plantes sur la terre,
Race charbonneuse du jour.

Écoute-moi revivre, je te conduis
Au jardin de présence,
L’abandonné au soir et que des ombres couvrent,
L’habitable pour toi dans le nouvel amour.

Hier régnant désert, j’étais feuille sauvage
Et libre de mourir,
Mais le temps mûrissait, plainte noire des combes,
La blessure de l’eau dans les pierres du jour.

Wisława Szymborska – Ad alcuni piace la poesia – Niektórzy lubią poezję

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’àncora d’un corrimano.

Niektórzy-
czyli nie wszyscy.
Nawet nie większość wszystkich ale mniejszość.
Nie licząc szkół, gdzie się musi,
i samych poetów,
będzie tych osób chyba dwie na tysiąc.

Lubią-
ale lubi się także rosół z makaronem,
lubi się komplementy i kolor niebieski,
lubi się stary szalik,
lubi się stawiać na swoim,
lubi sie głaskać psa.

Poezje-
tylko co to takiego poezja.
Niejedna chwiejna odpowiedź
na to pytanie już padła.
A ja nie wiem i nie wiem i trzymam się tego
jak zbawiennej poręczy.

Adam Zagajewski – Prova a cantare il mondo mutilato – Spróbuj opiewać okaleczony świat

Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino rosé.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce
e ritorna.

 

Spróbuj opiewać okaleczony świat.
Pamiętaj o długich dniach czerwca
i o poziomkach, kroplach wina rosé.
O pokrzywach, które metodycznie zarastały
opuszczone domostwa wygnanych.

Musisz opiewać okaleczony świat.

Patrzyłeś na eleganckie jachty i okręty;
jeden z nich miał przed sobą długą podróż,
na inny czekała tylko słona nicość.
Widziałeś uchodźców, którzy szli donikąd,
słyszałeś oprawców, którzy radośnie śpiewali.

Powinieneś opiewać okaleczony świat.

Pamiętaj o chwilach, kiedy byliście razem
w białym pokoju i firanka poruszyła się.
Wróć myślą do koncertu, kiedy wybuchła muzyka.
Jesienią zbierałeś żołędzie w parku
a liście wirowały nad bliznami ziemi.

Opiewaj okaleczony świat

i szare piórko, zgubione przez drozda,
i delikatne światło, które błądzi i znika
i powraca.

Jorge Luis Borges – Un libro (da Storia della notte)

È soltanto una cosa tra le cose
Ma è anche un’arma. Essa fu forgiata
In Inghilterra, nel 1604,
E le affidarono un sogno. Rinserra
Clamore e furia e notte e rossosangue.
La mano la soppesa. Chi direbbe
Che contiene l’inferno: le barbute
Streghe che sono le parche, i pugnali
Che eseguono le leggi della notte,
La brezza delicata sul castello
Che ti vedrà morir, la delicata
Mano che può insanguinare i mari,
La spada e il clamore della battaglia.

Quel tumulto silenzioso dorme
Nel perimetro di uno di quei libri
Del tranquillo scaffale. Dorme e aspetta.

Apenas una cosa entre las cosas
Pero también un arma. Fue forjada
En Inglaterra, en 1604,
Y la cargaron con un sueño. Encierra
Sonido y furia y noche y escarlata.
Mi palma la sopesa. Quién diría
Que contiene el infierno: las barbadas
Brujas que son las parcas, los puñales
Que ejecutan las leyes de la sombra,
El aire delicado del castillo
Que te verá morir, la delicada
Mano capaz de ensangrentar los mares.
La espada y el clamor de la batalla.

Ese tumulto silencioso duerme
En el ámbito de uno de los libros
Del tranquilo anaquel. Duerme y espera.

Jorge Luis Borges – Sono – Soy (da La rosa profonda)

Sono chi sa che è non meno vano
Di chi, vano, rimira nello specchio
Di silenzio e di cristallo il riflesso
O il corpo (che è lo stesso) del fratello.
Sono chi sa, miei silenziosi amici,
Che non c’è altra vendetta che l’oblio
Né un altro perdono. Un dio ha concesso
All’odio umano questa strana chiave.
Sono chi, dopo tanto illustre errare,
Non riesce a decifrare il labirinto
Singolare e plurale, arduo e diverso,
Del tempo, che è di uno ed è di tutti.
Sono nessuno, chi non fu una spada
In guerra. Sono eco, oblio, nulla.

Soy el que sabe que no es menos vano
Que el vano observador que en el espejo
De silencio y cristal sigue el reflejo
O el cuerpo (da lo mismo) del hermano.
Soy, tácitos amigos, el que sabe
Que no hay otra venganza que el olvido
Ni otro perdón. Un dios ha concedido
Al odio humano esta curiosa llave.
Soy el que pese a tan ilustres modos
De errar, no ha descifrado el laberinto
Singular y plural, arduo y distinto,
Del tiempo, que es de uno y es de todos.
Soy el que es nadie, el que no fue una espada
En la guerra. Soy eco, olvido, nada.

Jorge Luis Borges – Assenza – Ausencia

Dovrò rialzare la vasta vita
che ancora adesso è il tuo specchio:
ogni mattina dovrò ricostruirla.
Da quando ti allontanasti,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali a lumi nel giorno.
Sere che furono nicchia della tua immagine,
musiche in cui sempre mi attendevi,
parole di quel tempo,
io   dovrò frantumarle con le mie mani.
In quale profondità nasconderò la mia anima
perché non veda la tua assenza
che come un sole terribile, senza occaso,
brilla definitiva e spietata?
La tua assenza mi circonda
come la corda la gola
il    mare chi sprofonda.

 

Habré de levantar la vasta vida
que aún ahora es tu espejo:
cada mañana habré de reconstruirla.
Desde que te alejaste,
cuántos lugares se han tornado vanos
y sin sentido, iguales
a luces en el día.
Tardes que fueron nicho de tu imagen,
músicas en que siempre me aguardabas,
palabras de aquel tiempo,
yo tendré que quebrarlas con mis manos.
¿En qué hondonada esconderé mi alma
para que no vea tu ausencia
que como un sol terrible, sin ocaso,
brilla definitiva y despiadada?
Tu ausencia me rodea
como la cuerda a la garganta
el mar al que se hunde.

Antonin Artaud – Preghiera – Prière

Dacci crani di brace
crani bruciati dai fulmini del cielo
crani lucidi, crani reali
e attraversati dalla tua presenza

Facci nascere ai cieli del di dentro
crivellati da voragini in tempesta
e che una vertigine ci attraversi
con un’unghiata incandescente

Saziaci abbiamo fame
di commozioni inter-siderali
versa lava astrale
al posto del nostro sangue

Staccaci. Dividici
con le tue mani di braci taglienti
aprici quelle strade brucianti
in cui noi si muore piú lontano della morte

Fa vacillare il nostro cervello
dentro la propria scienza
e strappaci l’intelligenza
con artigli di un tifone nuovo

Ah donne-nous des crânes de braises
Des crânes brûlés aux foudres du ciel
Des crânes lucides, des crânes réels
Et traversés de ta présence

Fais-nous naître aux cieux du dedans
Criblés de gouffres en averses
Et qu’un vertige nous traverse
Avec un ongle incandescent

Rassasie-nous nous avons faim
De commotions inter-sidérales
Ah verse-nous des laves astrales
A la place de notre sang

Détache-nous. Divise-nous
Avec tes mains de braises coupantes
Ouvre-nous ces routes brûlantes
Où l’on meurt plus loin que la mort

Fais vaciller notre cerveau
Au sein de sa propre science
Et ravis-nous l’intelligence
Aux griffes d’un typhon nouveau